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Vita universitaria in un contesto “residenziale”

La residenza universitaria è quel magico posto che non è la casa dei tuoi, né un appartamento con 4 amici, é allo stesso tempo il meglio e il peggio che possa toccarti durante gli anni universitari. Se ti andrà bene, la tua residenza sembrerà un bellissimo albergo a 3 stelle con 90 coinquilini simpatici e feste ogni weekend (ovviamente pre-covid e si spera anche post-covid). Se ti andrà male avrà più che altro le sembianze di un ospedale e ti troverai a dividere una misera doppia con un’altra persona e magari il bagno con tutto il piano. Qualsiasi opzione ti capiti stai però certo che la vita in una residenza renderà il tuo percorso unico e indimenticabile e su questo, purtroppo o per fortuna, non c’è alcun dubbio.


Una residenza è un microcosmo a sé che ti permette di conoscere studenti fuorisede come te o anche più di te, gente da ogni parte d’Italia e del mondo con usi, costumi e, purtroppo o per fortuna, cibi molto diversi dai tuoi…

La tipica serata in una residenza per studenti

Nella tipica serata in una residenza per studenti sei in cucina con 20 persone (se ti va bene) o 50 persone (e ti va ancora bene perché c’è di peggio) a discutere di quanto sia andata male la giornata, l’esame o la vita mentre sei in fila per lavare i piatti e alla tua sinistra c’è il coinquilino calabrese che apre il pacco da giù mentre parla con la coinquilina veneta che riscalda in microonde il cibo preparatole dalla mamma nel weekend.

Alla tua destra sulla piastra ci sono tutti e quattro i fornelli occupati rispettivamente dal pentolame di un ragazzo cinese, due ragazze spagnole e una pigra fuorisede pugliese che si limita a riscaldare l’acqua per i Saikebon, perché qui gli stereotipi non esistono e spesso la cucina italiana viene ammirata, rispettata e riprodotta più dagli Erasmus che da noi semplici fuorisede.

Ovviamente in tutto questo la cappa non funziona e quindi l’atmosfera è rallegrata da un vociare indistinto, dalla musica a tutto volume delle coinquiline francesi e da un tripudio di odori: un mix indefinito di cibi che vanno dalle spezie alla frittura di patate e cipolle, passando dalla scatoletta di tonno sottomarca che uno tra i coinquilini avrà versato, rigorosamente crudo, in un piatto di pasta scotta.

Ovviamente fanno 2 gradi fuori e si tengono le finestre chiuse, impedendo agli odori di lasciare la stanza, perché “Non sia mai il freddo! Meglio puzzare di cucina tutte le maglie che abbiamo!”.

Ma poi parliamoci chiaro, se dovessero chiedermi di descrivere l’odore della residenza farei un gran sorriso limitandomi a dire: “immaginate la vostra felpa della sessione, quella calda e comoda che tenete addosso non più di una settimana (quando va bene) con su un mix di deodorante sottomarca, sudore e odore di cucina”. 

Eppure, una residenza resta sempre un bellissimo microcosmo.

 

V.M

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